Amate l’Architettura

A. D’Auria, Abitare nell’emergenza Progettare per il post- disastro, Edifir edizioni Firenze 2014.

Il volume di Gio Ponti, Amate l’Architettura, è la riedizione di un lavoro del 1957 di cui recentemente Rizzoli ha pubblicato la terza ristampa integrale. È un volume con pagine di diversi colori tanto che, visto di taglio, restituisce l’idea di un folder denso di appunti, questioni e temi raccolti in un succinto archivio. La passione e l’ottimismo per l’architettura che Ponti sente e descrive è, senza dubbio, passione per l’umano e testimonianza dell’umano vivere. Un intellettuale equidistante anzi distaccato da tutti gli indirizzi, da tutti i movimenti istituzionalizzati e definiti – novecento e razionalismo – anche se osservatore partecipe, curioso e cordiale di tutto quanto costituiva dibattito, pensiero, lavoro.

È necessario fissare questo, che è la descrizione che Lisa Ponti fa di suo padre, per comprendere il valore che assume l’architettura di Ponti che è forma profondamente ed intimamente legata ad una idea precisa dell’architettura, che è regola, come possibilità di indagare il possibile, guardando contemporaneamente i fatti singolari e la loro appartenenza al molteplice, così come l’essere e il divenire. Questa rimane, probabilmente, la ragione di fondo per prendere oggi ancora in mano il libro e ritrovare questa sintesi di anima e di corpo, di progetto e costruzione che appare oggi irrimediabilmente perduta, e vivere le atmosfere dei suoi lavori densi di tensione narrante ininterrotta e precisa. Icona della modernità, Amate l’architettura, è un libro-breviario, autobiografia di un autore nella sua piena maturità.

Ponti ha 66 anni, ed è all’apice della sua carriera, anni in cui vede sorgere l’opera che più gli assicurerà popolarità internazionale, il Grattacielo Pirelli (1956-1960). L’architettura è un cristallo per Gio Ponti, una forma definita e conclusa, come un’opera d’arte che non si può perfezionare. In quest’idea di purezza cristallina, si introduce un rapporto fra architettura e struttura per definire ciò che deve essere visibile, in cui l’uso inventivo di materiali e tecniche risolverà le necessità di costruzione e durata. Architettura e struttura si possono identificare: secondo Gio Ponti il grattacielo Pirelli è un esempio. L’architettura del grattacielo mostra i principi di leggerezza, aspirazione alla durata, unione di tecnica e forma, rappresentatività, progetto della visione notturna, che Ponti ribadisce con chiarezza nel suo libro, quasi il testo fatto di appunti, frasi, colori, restituisse quella densità di azioni e conoscenza proprie del progetto di architettura.

L’edificio condensa idee ed esprime una concezione unitaria e definitiva: la copertura è conclusa con una vela, tessere di ceramica ricoprono le strutture a vista, le vetrate continue su profili in alluminio sono un’invenzione tecnica e formale, le grandi luci libere in pianta propongono moduli spaziali e orientano la struttura portante su due coppie di setti trasversali centrali e, ai lati, sui quattro setti obliqui a vista.
Una essenziale e appassionata architettura, come i suoi scritti. Potremmo definire così oggi il libro Amate l’architettura, essenziale e appassionato, un testo che stratifica significati e definizioni, al pari di una costruzione e in fondo come tutti i testi che Gio Ponti ha pubblicato sulle pagine di Domus, di stile e in tutti i suoi scritti.

Trent’anni di attività dal 1928, anno della fondazione della rivista Domus, fino alla stesura di questo originale volume, in cui l’architetto milanese ha messo in sequenza la sua idea di architettura attraverso una quantità impressionante di pensieri, non un libro sull’architettura ma un libro per l’architettura, non un libro architettato, ma una collezione di idee piuttosto che un coordinamento di idee … contano le espressioni di un pensiero comune per tutti, comunicabile e possibile a tutti.
Un’esortazione, un imperativo forse, che oggi più che mai suona come una necessaria fiducia nell’architettura e nel suo essere risultanza concreta delle attività umane che essa interpreta ed esprime, una dose di positività che porta con sé questo libro.
Questa sua necessità di esprimersi con la scrittura è sicuramente insita nella sua adesione a ruoli molto speciali di un architetto operante tra gli anni venti e gli anni ’60, e oltre, che svolge contemporaneamente e parallelamente il mestiere di Direttore di una rivista di architettura.

Rileggere oggi gli scritti di Ponti nel suo libro Amate l’architettura, da chiarezza e valore soprattutto ai suoi progetti, facendoci riconoscere le sottili trame del suo pensare l’architettura, dei suoi ragionamenti mai banali, sempre molto precisi pur spaziando in una vasta scala di intervento. L’architettura è un cristallo, l’architettura pura è un cristallo, quando è pura, è pura come un cristallo, magica, chiusa, esclusiva, autonoma, incontaminata, incorrotta, assoluta, definitiva, come un cristallo. È cubo, è parallelepipedo, è piramide, è obelisco, è torre: forme chiuse e che stanno … Architettura comincia e finisce.

E’̀ evidente solo ripercorrendo oggi le sue parole come Ponti pratichi l’esercizio della scrittura per verificare e dare pensiero ai suoi progetti ed alle sue opere. Era consapevole Ponti e nel suo libro ne ha dato testimonianza, della emblematica saldatura tra progetto, inteso come ideazione, e realizzazione, intesa come complessità tettonica. Il complesso Pirelli è, in questo senso, probabilmente l’opera che maggiormente testimonia questa consapevole saldatura, tema su cui ritorna a più riprese nel libro, una partecipazione decisa e vissuta, ad una ricerca di architettura nella sua finitezza che piegava a questa, tutte le altre dimensioni del costruire.

Si trattava, senza dubbio, di una innata sensibilità e allo stesso tempo di una cifra culturale propriamente umanistica ancorata alla tradizione italiana, capace di coniugare scienza e arte, descrivendone negli scritti e nelle opere, autonomia e complementarietà, definendo l’idea e allo stesso tempo l’esigenza di una cultura collettiva, un terreno comune, un profondo e chiaro senso del significato di espressione. Possiamo dunque affermare che la metafora Pontiana dell’architettura come cristallo, di un’architettura giudicabile come figura di perfetta compiutezza, consente di recuperare oggi il carattere di una essenzialità architettonica che rappresenta la condizione necessaria per amare ancora oggi l’architettura, metafora per inseguire un immagine di purezza, di ordine, di slancio e di immobilità, di perennità, di silenzio e di canto (di incanto) nello stesso tempo: di forme chiuse, dove tutto fosse consumato nel rigore dei volumi e di un pensiero.

E’̀ evidente come il suo progetto è costantemente disegnato dalle parole e dalle espressioni che lo descrivono.
Lo stile della scrittura di Ponti non è lo stile di chi scrive di architettura, così come di pittura o scultura, lo stile di Ponti non si rivolge alla letteratura come se questa fosse una scienza, parafrasando una espressione di Cesare Garboli ma, al contrario, costruisce un immaginario letterario a partire dalla costruzione dell’architettura e dal fare architettura. Ponti scrive di architettura per precisare il valore dell’architettura stessa, con pochi e misurati aggettivi capaci di cogliere l’essenzialità delle cose, come amava dire parafrasando Picasso e ritornando a parlare del suo grattacielo Pirelli nel 1974 … chi è giovane è giovane sempre. Questo edificio è nato giovane e adesso è come se fosse fatto oggi. Cioè non è invecchiato e non invecchierà mai perché è un edificio essenziale e l’essenzialità è una una virtù che non si può superare.

In questo senso la modernità figurativa e costruttiva del palazzo Pirelli rappresenta da più di cinquant’anni la vera essenza del
suo lavoro di architetto che fissa il senso stesso di modernità non come valore in sé, ancorato semplicemente al progresso tecnologico e fattore di rottura con le tradizioni, ma modernità intesa come modulazione di un linguaggio collettivo in un preciso contesto storico e geografico come era Milano in quegli anni. I suoi scritti sono le pagine di un racconto autobiografico in cui si fondono il lavoro dell’architetto che progetta e costruisce con l’architetto che continuamente fissa e struttura il suo racconto dell’architettura, contesa tra una sostanziale contemporaneità ed una contiguità di significati tra antica e nuova architettura, indicando una traiettoria che può far affermare che, Amate l’architettura, ha consentito a Ponti di anticipare quel carattere comunicativo di immediata e agevole figuratività architettonica.

Amava l’architettura dunque Gio Ponti e avvertiva la responsabilità del costruire … Dico spesso: obbedire all’edificio (cioè all’architettura). Ciò mi conduce ad addentrami in un argomento che mi è caro, quello di considerare la natura veramente appassionante di quei rapporti singolari che ad un certo momento insorgono … fra l’opera in progetto e chi la sta progettando; rapporti che, se obbediti … conducono vantaggiosamente, e difilato, a visioni generali e lucide dell’architettura … L’opera … va loro manifestando … le sue esigenze che sono di essenzialità, unità, verità, originalità, rappresentatività, coerenza … esigenze che debbono essere ascoltate, interpretate ed obbedite, cioè espresse … gli architetti hanno sempre seguito un ordine e le antiche personalità (da Palladio, al Bernini) si sono espresse non nella creazione ma nel modo il più valido di sviluppare un’architettura nel quadro di un linguaggio accettato e di leggi riconosciute.
Le «creazioni» non esistono in architettura…

Ho conosciuto Ponti ascoltando, come lui diceva, l’edificio, il grattacielo Pirelli, e raccogliendo tutta una serie di indizi e tracce che continuamente hanno reso evidente la struttura del suo testo e la sapiente semplificazione di ragionamenti inizialmente e naturalmente complessi. Un testo perfettamente leggibile in quanto ordinato con le chiare e millenarie regole del costruire.
Immaginare una architettura equivale, nel testo Pontiano, a costruire il luogo della condivisione di saperi e di azioni. Ancora oggi nel progetto per il suo restauro, l’edificio Pirelli, così come accadeva durante la sua realizzazione, ha fissato le ore più belle dedicate a questo edificio … che ci raccolgono tutti a ragionare attorno ad esso, ed è (e sarà) l’edificio a renderci sempre tutti concordi.

G. M.

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